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Prefazione
“La vostra vita è stata difficile,
una vera via crucis, come avete potuto sopportarla?” Così chiesero ad una
signora che ora pareva piuttosto benestante, ma nel suo racconto aveva rivelato
quanto la sua famiglia aveva dovuto soffrire per trovare un degno posto nella
società. Con un sorriso fine ella rispose: “Certo, non è stato facile, ma
d'altra parte non è stato così tragico come appare. Quando ci eravamo sposati
con mio marito, non avevamo altro che le mani nude, eravamo costretti a prendere
lavori che nessun altro voleva fare e provavamo talvolta anche la fame. Ma ci
amavamo molto e l'amore ci aveva fatto più felici degli altri”. È una bella
osservazione. Dobbiamo tenerla davanti agli occhi quando meditiamo sulla Via
Crucis di Gesù. Ci sono parecchi ai quali questa devozione non piace, dicono che
sarebbe espressione di un dolorismo opposto all'ottimismo cristiano, che
conviene ai giovani che amano la vita. Ma che cosa è la vera vita? Incontrare
l'amore che poi ispira tutto ciò che vogliamo o dobbiamo fare, che non si spegne
neanche in mezzo ai dolori.
Il teologo orientale S. Bulgakov applica questa esperienza anche alla vita
terrena di Gesù. Da tutta l'eternità egli è Figlio di Dio vivente, nasce
contemplando il Padre ed eseguendo la sua volontà. Questo è il principio della
sua esistenza e anche della sua infinita felicità. Incarnandosi, nascendo come
uomo, egli s'identifica cogli uomini sofferenti, ma non può rinunciare a ciò che
è lui stesso. Porta quindi la sua eterna felicità in mezzo ai dolori e alle
sofferenze del mondo. Divenne povero coi poveri, ma povero beato, perseguitato
coi perseguitati, ma perseguitato beato, perché sa che il Padre lo ama e gli
vuole ogni bene. La sua sofferenza culmina con la morte sulla croce ed egli ci
rivela i suoi ultimi pensieri e sentimenti sulla terra: “Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito” (Lc. 23, 44). Non può essere soltanto un grido di
dolore, ma anche la rivelazione del suo infinito amore e quindi anche un grido
di felicità.
Lo compresero i pittori delle icone. Rappresentano la croce come una scala che
unisce il cielo cogli inferi, Gesù scende fino a ciò che costituisce l'ultimo
grado della miseria umana, la morte. Accanto alla croce vengono messe solo due
persone che potevano comprendere il grande mistero: san Giovanni evangelista,
che riposò sul petto del Maestro e sentì il battito del suo cuore, e la Madonna.
Ma al riguardo gli iconografi orientali sviluppano un tema che sembra essere
sconosciuto. Maria, sotto la croce, mostra un viso turbato, sarebbe stata invasa
dai dubbi, similmente come san Giuseppe prima di essere istruito dall'angelo
(Mt. 1, 18s.). Quale poteva essere questo dubbio? La Madre di Dio non poteva
dubitare sull'origine divina di suo Figlio, ma non riusciva a comprendere che
senso poteva avere prendere l'umanità, se il Salvatore degli uomini finiva con
una morte così tragica. Allora in quel momento Gesù dalla croce si rivolge a lei
con uno sguardo pieno di significato. I pittori talvolta vi mettono anche le
parole: “Non piangere su di me, Madre!”. Sarebbe l'ultima istruzione di Gesù
rivolta alla discepola la più docile; egli insegna alla Madre l'ultima sapienza
che si può acquistare dal Vangelo: la sapienza della croce, “stoltezza per
quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza
di Dio” (1Cor. 1, 18). Allora Maria divenne davvero “Vergine sapientissima”.
In questo spirito dobbiamo pregare la Via Crucis anche noi, trovandovi il
migliore insegnamento per vivere.
Tomáš Card. Špidlík - S.J.

Questo è il libro pubblicato dalla casa
editrice
Nova Millennium Romae

... da Il Cammino della Speranza
Via Crucis
4. Gesù incontra sua Madre.
Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Ecco, il mio servo. Molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato
per essere d'uomo il suo aspetto. È cresciuto come un virgulto
davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né
bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in
lui diletto. (Is. 52, 13. 53,2)
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la
rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di
contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E
anche a te una spada trafiggerà l'anima». (Lc. 2, 34)
Gesù, sofferente nel cuore per la tanta malvagità di coloro che non
riescono a spogliarsi dell'odio, santifica quei momenti di fatica
offrendoli a Dio per la salvezza di tutti gli uomini.
Preghiamo:
Gesù,
non hai pensato un solo attimo alla tua salvezza,
in te la mano di Dio
ha posato il fiore più prezioso del creato: l'amore.
Tu carico dei nostri peccati
ti incontri con il bianco respiro di tua Madre.
Il suo cuore straziato si inchina al tuo patire,
si fa testimone dei nostri cuori,
invoca la nostra salvezza,
si fa carico del tuo carico di amore.
Pietà di noi re misericordioso,
pietà di noi miseri di te. Amen.
Ave Maria
Quae maerebat et dolebat,
Pia Mater, dum videbat
Nati poenas inclyti.

12. Gesù muore sulla
croce.
Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla
mia salvezza»: sono le parole del mio lamento. Dio mio, invoco di
giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo. Hanno
forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa.
(Sal. 22, 2-3. 17-18)
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre,
Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e
lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:
«Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua
madre!». E da quel momento il discepolo la prese come sua madre.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta,
disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno
d'aceto; posero perciò una spugnaevuta di aceto in cin cima a una
canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto,
Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, rese lo
spirito. (Gv. 19, 25-30)
Gesù soffre terribilmente, le piaghe aperte si divertono a
torturarlo, ripetono senza tregua: noi siamo miseri di te, ancora
non abbiamo capito perché questo tuo obbedire alla volontà di Dio.
Le sofferenze ti uccidono, con lucidità non vuoi che nel bere la
mistura i tuoi occhi smettano di guardare quel cielo che si oscura
sempre più a causa dei peccati.
Preghiamo:
Gesù, la bellezza
del tuo corpo
è ora esposta nel mezzo di due peccatori,
forte in te il desiderio di salvarli, ma solo uno si pente,
il Padre tuo gli ha preparato l'accoglienza nel Regno.
Il volare degli angeli si ferma,
anche il sole nasconde i suoi raggi,
diventa tutto gelido quel monte che ti ospita.
Il tuo cuore esulta nel vedere la tua dolce Regina,
sotto, ai piedi della croce, accetta la volontà di Dio,
la spada le ha trafitto il cuore,
l'amore non è stato ucciso,
in lei la tua risurrezione
rianima tenerezza, speranza
e voglia di abbracciare la tua croce
per salvare tutte le anime.
Gesù, le tue labbra mormorano lode a Dio,
il tuo ultimo respiro è la tua rinascita.
Sii benedetto per l'eternità
e abbi pietà di noi, miseri di cuore. Amen.
Padre Nostro
Tui nati vulneti,
Tam dignitati pro me pati,
Poenas mecum divide.

14. Gesù viene deposto
nel sepolcro.
Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!
Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua
bocca. Vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo
suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la
luce e si sazierà della sua conoscenza. (Is. 53, 9-11)
Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù,
ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il
corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo
di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato
da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa
cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero
in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i
Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino
e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora
deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei
Giudei, poiché quel sepolcro era vicino. (Gv. 19, 38-42)
Gesù, hai lasciato la tua croce secondo il volere di Dio. La
presenza luminosa coronata di spine resterà impressa su quel legno
per l'eternità, i fervori umani aumenteranno i tuoi patimenti, ma tu
ora riposerai là, dentro un cuore di pietra. Sarà per poco, perché
il tuo corpo si tramuterà in pane e vivrai in eterno nei caldi cuori
di chi si ciberà di te in fede e vero amore.
Preghiamo:
Gesù,
il tuo corpo straziato vale l'umanità nei secoli.
Chi ha avuto compassione di te
ha lasciato che le tue ossa restassero integre.
Chi ha creduto in te
si è chinato davanti al tuo patire,
ti ha offerto come segno di amore
un posto dove accogliere ciò che di te è rimasto.
Un candido lenzuolo ha assorbito quei segni di crudeltà
che ti sono stati inflitti lungo il viaggio verso la luce eterna.
L'umile e fredda terra ti accoglie momentaneamente.
Dimore calde ti bramano,
con esultanza ti cantano re,
il tuo corpo e il tuo sangue vogliamo accogliere,
prestigiosi altari innalzeranno la tua esistenza
e nell'umiltà Gesù apri i nostri miseri cuori
e dimora in noi per l'eternità. Amen.
Padre Nostro
Quando corpus morietur,
Fac ut animae donetur
Padisi gloria. Amen.
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